La Russia senza fashion…l’Ue senza materie prime…

Le sanzioni commerciali

Il 15 marzo il Consiglio dell’Ue ha rafforzato le sanzioni contro la Federazione Russa, vietando agli Stati membri di esportare beni di lusso, come ad esempio: tartufi, vini, abbigliamento e calzature, gioielli, veicoli di valore superiore a 50.000 euro e moto di valore superiore a 5.000 euro, oggetti d’antiquariato, ecc.

Contemporaneamente ha proibito le importazione dalla Russia a Paesi Ue di prodotti siderurgici e dalla Bielorussia di materie prime, quali il potassio, il legno, il cemento, il ferro e l’acciaio.

Il dettaglio è contenuto nel Regolamento Ue n. 428 del 2022 appena pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue.

Le sanzioni finanziarie

Blocco finanziario di alcune banche russe, divieto di accedere al mercato capitali Ue, esclusione delle banche russe dal sistema internazionale Swift, divieto di accettare depositi superiori a 100.000 euro da cittadini o residenti russi.

Le sanzioni personali

Nelle liste nere della Ue sono finiti sinora 877 persone oltre ai loro famigliari e 62 entità non meglio identificate.

Verso questi soggetti è scattato il divieto di viaggiare nella Ue, il congelamento dei beni, il divieto di trasferire fondi.

Fra i beni congelati: immobili, capitali, quote di società, criptovalute, yachts e jets privati.

Il problema degli approvvigionamenti: effetti sulle imprese

L’impossibilità di importare in Ue le materie prime di cui Russia ed Ucraina sono ricche, (grano, potassio, acciaio, energia, litio, nichel, ecc.) arriva purtroppo in un momento nel quale si sentono gli effetti della pandemia che già da due anni aveva interrotto bruscamente la filiera della produzione.

L’instabilità internazionale arriva ad aggravare una situazione strutturale nella quale, sia per effetto – negativo – della pandemia, che per effetto – positivo – dei bonus fiscali per l’edilizia, i prezzi delle materie prime e dei prodotti lavorati sono in rilevante aumento.

Inoltre il blocco delle importazioni dalla Russia ed i prezzi in salita delle materie e dei prodotti che arrivano dai Paesi asiatici in particolar modo, stanno mettendo in ginocchio le imprese, già stremate dalle crisi che si succedono, quasi senza soluzione di continuità, sin dal 2012.

Senza parlare della riduzione del volume delle importazioni per cui molte fabbriche sono ferme ed occorre spesso attendere mesi per poter avere un prodotto nuovo, in quanto la componentistica di base viene fornita col contagocce bloccando la produzione, specie nel settore automotive ed in altri settori delle produzione di apparecchiature elettromeccaniche.

Dall’altra parte il blocco delle esportazioni verso la Russia, sebbene non sia quello il Paese verso il quale pende la nostra bilancia commerciale, certamente mette in crisi molte imprese italiane produttrici di beni di lusso o di prodotti tecnologici e medicali, che consideravano il mercato russo prioritario nel proprio parco clienti.

Gli effetti sui consumatori

Di conseguenza anche il mercato dei consumatori soffre davanti ad aumenti, spesso inspiegabili, dei beni essenziali per la vita di tutti i giorni: dall’aumento insensato del prezzo dei carburanti spinto dalla speculazione, all’aumento dei costi delle materie per l’edilizia e dei generi alimentari, dell’energia e dei servizi.

Conclusione

Questo conflitto assurdo oltre ad aver già fatto centinaia se non migliaia di vittime sul campo, purtroppo, ora sta mettendo a dura prova la vita di tutti i cittadini europei e russi provocando conseguenze che ora non possono neppure essere valutate e previste nella ricaduta, a medio e lungo termine, che avranno sul sistema economico e finanziario mondiale.

Certamente però l’amara conclusione è che senza fashion e beni di lusso, si può sopravvivere dignitosamente, ma senza materie prime ed energia, i Paesi di trasformazione come il nostro sono destinati a subire conseguenza gravi che le nostre imprese, già provate, rischiano di non riuscire a sopportare.

Finiguerra e Partners Srl

MF

 

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